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Destinazione Etna Sud

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Scrivere di Catania mi riesce tanto difficile. Troppi sentimenti mi legano a Catania, la mia città natale. Sentimenti contrastanti di amarezza, impotenza, gioia, nostalgia, senso di rivalsa. Catania è e sarà sempre la mia città.

Lo è già nelle storie di chi è venuto prima di me. Nella storia di mio nonno, un determinato geometra della provincia che nel 1967 a Catania, in via Verona ha aperto una cartoleria che divenne storica nel quartiere. Mio nonno era il signor Mill.

Mi piace pensare che lui, come migliaia di altri commercianti per bene abbia fatto la storia di questa città. La storia bella di Catania rappresentata dalla sua anima commerciale, popolare e piccolo borghese, dalla dimensione dei quartieri. Non solo bar e cartolerie ma macellerie, panifici, alimentari: in queste figure di piccolo commerciante lavoratore si identificava – secondo il magistrato Sebastiano Ardita in Cosa Nostra Spa, l’anima libera ed operosa di questa città.

A quest’immagine si contrappone la storia brutta di Catania rappresentata da quel sistema di potere corrotto e mafioso di cui parlava già il giornalista Giuseppe Fava, fatto di politici, amministratori, professionisti, giudici, di quei “cavalieri del lavoro” che si sono mangiati Catania e il suo hinterland, lasciando dietro di sé bruttezza, degrado e povertà. Il sindaco Nino Drago e tutti i suoi successori esponenti della corrente dorotea della Dc, gli imprenditori Graci, Costanzo, Rendo, il clan di Santapaola.

Alla fine degli anni Sessanta, il sacco di Catania si era ormai consumato. Catania è stata lottizzata metro per metro, tutte le aree disponibili sono state utilizzate, la città è ormai assediata dal cemento. Il Piano regolatore prevede che la città continui ad espandersi ad ovest e a sud della città urbana: l’ultima fase della speculazione edilizia si concentra invece a nord, sui paesi della fascia pedemontana. Una dozzina di piccoli centri abitati privi di strumenti urbanistici, senza neppure un programma di fabbricazione: completamente indifesi. Lo scempio sarà incontrollato. In cinque comuni limitrofi a Catania (Gravina, Mascalucia, Sant’Agata li Battiati, Tremestieri e San Gregorio) nel 1967 erano state censite 271 abitazioni pari a 2.222 vani. Cinque anni dopo le abitazioni sono diventate 5.069 per un totale di 30.271 vani.” – così scrive Claudio Fava in La mafia comanda a Catania 1960/1991.

Leggendo queste righe, ho pianto. Per la rabbia, per la tristezza, per il senso d’impotenza, per non aver potuto fare nulla affinché il nostro territorio non fosse così violato e deturpato. Leggendo queste pagine Catania mi sembra come una bambina la cui crescita è stata affidata a genitori sbagliati, che maltrattano, sfruttano, abusano e ne cancellano ogni dignità. Tutti i bambini del mondo meritano amore e cura, invece molti subiscono l’egoismo e la violenza di genitori troppo impegnati a pensare al proprio interesse personale. A me la Catania degli anni ’60 mi sembra più come una bambina maltrattata che come una puttana (come la definiva Giuseppe Fava)

L’hinterland catanese che ha smodatamente preso forma negli ultimi 60 anni, risulta essere oggi tra i più popolosi d’Italia. I Paesi Etnei rappresentano un’area residenziale – e solo in parte commerciale – molto vasta, che ricorda, per certi versi, i quartieri residenziali e suburbani dei pendolari nel modello delle città americane come formulato da Burgess della scuola di Chicago.

Crescita città secondo modello Scuola di Chicago, di Burgess. Gli anelli in cui risulta suddivisa la città sono: 1. Il quartiere centrale commerciale; 2. Gli “slums” abitati prevalentemente da emigrati, zona caratterizzata da condizioni socioeconomiche precarie e da alta mobilità; 3. Le abitazioni degli operai (plurifamiliari);4. Le abitazioni unifamiliari di lusso; 5. La zona suburbana dei pendolari.

 

Il problema di Catania sta nel fatto che mentre la città a partire dal suo centro storico commerciale si è via via espansa a cerchi concentrici, e mentre i più abbienti e la classe media si è sempre più diretta a vivere fuori città, allo stesso tempo non è mai nata una solida rete di trasporti che permettesse il collegamento di ogni area al centro città.

L’ingenuo ottimismo degli anni ’60 per l’espansione di Catania e il fermento economico che le avevano dato il soprannome di Milano del Sud sono scomparsi, una volta che Catania è cresciuta ed è diventata adulta. Negli anni ‘90, fu chiaro a tutti che la crescita della città non significasse vero sviluppo socioeconomico. A prescindere dal colore politico, l’impressione per la maggior parte dei cittadini è che la città rimanga sempre una città violentata. Traffico spaventoso, emergenza rifiuti e aumento della Tari, mare inquinato, assenza di trasporti pubblici e di spazi verdi. Questi sono i problemi strutturali che da decenni affliggono Catania, con il comune sempre in dissesto finanziario.

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Ogni amministrazione ha fatto le sue promesse per lo sviluppo della città, sempre puntualmente infrante, a causa di un sistema di potere occulto e perverso di origine più che secolare. Sviluppo che non può non passare oggi attraverso il progetto di un efficiente rete di trasporti urbani ed extraurbani sotterranei su rotaie. Sembra, infatti, più necessario che auspicabile che per i prossimi 40 anni venga ideato e realizzato un ampliamento della metropolitana di Catania, che includa oltre le stazioni prestabilite nei progetti della tratta Fontanarossa-Misterbianco, l’apertura di una stazione Cittadella collegata a quella Milo, una Viale Mario Rapisardi collegata a Nesima e un’altra che colleghi Galatea a Piazza Nettuno e ad Ognina, senonché la riapertura della stazione Porto.

Per quanto riguarda il collegamento tra Catania e i paesi Etnei, dagli anni ’70 urge una soluzione. Giorno dopo giorno per oltre 50 anni buona parte del traffico che si riversa sulla città di Catania deriva proprio dai residenti di questi comuni alle pendici Sud dell’Etna. File e file di auto che anno dopo anno sembrano moltiplicarsi, abbassando la qualità della vita di cittadini e residenti. Negli anni passati si era parlato del progetto di Etnarail, tanto presto annunciato quanto naufragato. Il progetto vedeva una monorotaia a vista su via Vincenzo Giuffrida che avrebbe dovuto attraversare il viale Mediterraneo e collegare la città ai principali paesi etnei. La soluzione più verosimile oggi potrebbe essere anziché la monorotaia, una sorta di metro leggera extraurbana in parte in viadotto sopraelevata, in parte interrata sul modello di Barcellona e altre città europee.

Di recente, nel febbraio 2026 il sindaco Tarantino è tornato ad esprimersi sulla questione attraverso i suoi canali sociali.Alcuni hanno sollecitato il recupero del progetto ‘Etna Rail’ che connetterebbe la città con i Comuni dell’hinterland”, scrive il primo cittadino che conferma come si trattasse, in passato, “di una idea progettuale che è risultata inattuabile. È stato così affidato – a seguito di bando – una valutazione preliminare alla progettazione di fattibilità tecnica economica a un gruppo di tecnici, che hanno consegnato una proposta per un sistema di Trasporto rapido di massa da configurare come una Metropolitana leggera”, prosegue. Si tratterebbe di un’opera “totalmente segregata rispetto alla viabilità ordinaria – aggiunge il primo cittadino. L’infrastruttura – continua – sarebbe quasi interamente in viadotto, con alcune brevi tratte a raso e in galleria”.

Fonte: Enrico Tarantino

Il programma di realizzazione è suddiviso in quattro fasi, a ognuna delle quali corrisponde uno specifico programma di esercizio, con un totale di 23 stazioni. La parte preliminare sarebbe già stata definita con i sindaci dei Comuni coinvolti, fa sapere il Trantino, ma rimarrebbe lo scoglio di reperire le risorse.

Il problema è il prosieguo – afferma il sindaco: per la sola progettazione ci vorrebbero 24.335.360 euro. Per la realizzazione dell’opera la stima è di 3.045.186.790 (per evitare fraintendimenti, più di tre miliardi)”.

I soldi? Restano questi il grande ostacolo, perché quando era il tempo giusto per costruire, qualcuno se li è mangiati. Che chissà forse, a cent’anni dallo scempio, nel 2067, un treno da Catania non possa raggiungere Destinazione Etna Sud.

Certo, però, non illudiamoci che sia Destinazione Paradiso città.

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