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Le parole ci salveranno – #17 Riprodurre o generare?

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato tra il luglio 2023 e il maggio 2024. La 17esima puntata riguardava la differenza tra riprodurre e generare.

Oggi non vi propongo nessuna citazione o definizione etimologica, ma parto direttamente da due quesiti:

Che cosa significa generare? E qual è la differenza tra riprodurre e generare?
Una simile riflessione sorge ancora più urgente oggi che parliamo (impropriamente) di intelligenza artificiale generativa.

Il tema della generatività ha iniziato a diffondersi maggiormente nelle scienze sociali negli ultimi anni. Eppure in passato molti psicologici, filosofi e sociologi hanno parlato ampiamente, più o meno direttamente o indirettamente di generatività. Il primo fra tutti è proprio lo psicologo Erik Erickson, nella sua teoria delle 8 fasi di sviluppo, che vi ho riportato in una precedente email in merito alla vocazione e allo sviluppo di chi siamo nel profondo.

Se il dilemma del precedente stadio di sviluppo è quello tra intimità/solidarietà vs isolamento, il dilemma secondo Erikson nella settima fase di sviluppo umano è quello tra generatività vs stagnazione. Quando è che si genera e quando è che si ristagna o meglio si riproduce. Generare o riprodurre che cosa? Parliamo ancora una volta di senso, di significati. Noi riproduciamo in automatico i significati culturali appresi nelle nostre relazioni primarie, gli schemi di pensiero e di senso. Impariamo cosa possiamo (e cosa dobbiamo) essere, fare e avere su una vasta gamma di valori e polarità semantiche, e cosa non possiamo essere, fare, avere per essere al sicuro, per essere accettati, per essere amati.

Se impariamo che dobbiamo essere una cosa (sempre quella e uguale e non possiamo essere l’altra) è proprio sulle polarità di significato opposte attorno alle quali nascono le ferite e le paure emotive che condizionano la nostra vita. Quelle che riguardano la fiducia ad esempio sono: non posso fidarmi di me/ non posso farcela da solo/ non sono capace e devo stare molto vicino all’altro, non posso allontanarmi; oppure il posizionamento opposto: non posso fidarmi degli altri/ gli altri non sono in grado/ io sono più capace devo stare lontano dall’altro, non posso avvicinarmi.

Questo ragionamento vale per ogni valore (es libertà o dipendenza, altruismo o egoismo, moralità o immoralità, razionalità o emotività, vicinanza o lontananza, potere o assoggettamento, attività o passività ecc.) attorno al quale nelle relative famiglie di appartenenza sono nati posizionamenti di senso rigidi e assoluti, non flessibili e intercambiabili.

Finché riproduciamo quei significati, quel senso che abbiamo appreso senza trovare il nostro senso andando incontro alla paura di essere altro (a seconda di quelle polarità semantiche di cui vi ho appena parlato) e finché sono siamo in grado di trasformare questa paura in fiducia, rimaniamo fermi. Stagniamo. Non possiamo trovare integrità in noi stessi e non possiamo generare nuovo senso. Il senso unico e irripetibile di chi siamo. La nostra autenticità.

Generare è possibile quando si trasforma la paura di non poter essere altro in fiducia di poter essere sia l’uno che l’altra cosa. Generare ha a che fare con la motivazione più alta dell’essere umano quella di dare nuovo senso (il mio unico) e con la dimensione dell’interdipendenza e dell’intersoggettività (generare un senso nuovo comune, il noi), che è ben diversa dalla co-dipendenza e dal riprodurre. Nel riprodurre si rimane fermi, si ristagna non si crea nulla di nuovo, non si cresce, semmai si distrugge. Non c’è nulla di autentico: è un circolo vizioso che si ripete, sempre uguale.

Oggi si sente parlare di intelligenza artificiale generativa testuale in riferimento a ChatGPT e o altri software anche per generazione di video e immagini del tutto verosimili. In realtà per riprodurre immagini di volti umani simili tecnologie esistono da anni (vedi il sito Which Face is Real?), tuttavia, lungi dal farci prendere dalla paura e dal panico sui relativi usi malevoli (truffe, disinformazione, propaganda) chiediamoci cosa possiamo fare?

La prima cosa che possiamo fare è conoscere come queste tecnologie funzionano. Aumentare la nostra consapevolezza. Chiedersi come funzionano queste tecnologie e cosa ci aspettiamo da loro implica anche riflettere su come funzioniamo noi esseri umani e la nostra intelligenza e capacità comunicativa.

Allenare la nostra capacità di riflettere su noi stessi, la capacità autoriflessiva, la metacognizione e la consapevolezza di noi stessi è la cosa che distingue gli esseri umani dalle macchine. Attraverso la capacità autoriflessiva noi abbiamo la possibilità di generare nuovo senso, unico, insostituibile, autentico mentre le tecnologie dell’intelligenza artificiale riproducono schemi di senso in combinazioni sempre diverse, verosimili ma mai autentiche.

Il vantaggio che possiamo avere sulle macchine allora consiste nel com-prendere la complessità del reale, che non è mai solamente “se A allora B” ma è anche altro (C,D, E…Z).

Nel comprendere, nel tenere insieme sia l’uno che l’altro, noi esseri umani siamo in grado di generare nuovo senso, e scegliere di smettere di riprodurre come fanno le macchine.
Questa è la differenza tra l’intelligenza umana e la comunicazione artificiale.

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Intelligenza artificiale e comunicazione umana: riprodurre o generare?

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