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Le parole ci salveranno – #2 Attesa

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato dal luglio 2023 a maggio 2024. La seconda mail analizza la parola “attesa”.

Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada. Prendi quella
e nessun’altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino a ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

“Attesa” è una poesia dello scrittore americano Raymond Carver, considerato un capostipite del minimalismo letterario americano. Questa poesia mi dà lo spunto per parlare del significato dell’attesa, del verbo attendere e del suo legame con l’amore e con l’altro.

Il verbo attendere deriva dall’omonimo verbo latino di “attendere”, composto da ad- e tendere, che letteralmente significa “volgersi verso, volgere il proprio animo verso qualcosa o qualcuno”. Da qui si può intuire, in questo senso, quanto sia necessario in una relazione la reciprocità dell’ “attendersi” l’un l’altro, ovvero del rivolgere il proprio animo verso l’altro reciprocamente.

Secondo Jean Paul Sartre la gioia dell’amore consiste nell’essere attesi. Sentirsi attesi, scelti, voluti nella nostra particolarità e unicità, in quanto soggetti unici e insostituibili: la dimensione dell’attesa reciproca(dell’attendere e dell’essere attesi) è un elemento fondamentale dell’amore.

Ma per quanto tempo si può attendere senza essere attesi? Penelope nell’Odissea attende Ulisse per venti anni, ma al suo ritorno Ulisse deve mostrare alla moglie la sua identità, deve farsi riconoscere per poter essere ri-accolto. Deve dimostrare che nonostante il tempo e la lontananza, neanche lui ha smesso di attendere.

L’amore quindi per durare non implica forse un impegno costante nello scegliere e nell’attendere l’altro? In questo senso, la poesia di Carver nel momento in cui il narratore suggerisce “prendi quella (strada) e nessun’altra. Altrimenti ti rovinerai la vita”, sta dicendo di seguire la via dell’amore, di andare incontro a chi l’attende, anche se la strada dell’amore è scoscesa ed impervia, è quella che ci salva.

Perché è nel volgere il nostro animo verso qualcuno o qualcosa, che possiamo realmente essere in grado di conoscere noi stessi ed essere fino in fondo chi siamo. Il verbo volgere viene dal latino “volvere” verbo che significa piegare, voltare in senso fisico, ma anche mutare, trasformare, e non a caso il verbo “evolvere” ha la stessa derivazione dal verbo latino “volvere”.

Trasformazione che non significa cambiare per amore, cioè cambiare sé stessi, annullarsi per l’altro, perdere la propria unicità, la propria diversità, ma proprio il contrario, ovvero lasciarsi guidare dall’amore nella scoperta di sé stessi. E’ l’amore che se è vero amore ci trasforma, ci permette di avvicinarci a chi siamo. Di tornare a casa, di essere noi stessi.

Così attendere non è qualcosa di passivo che si fa solo con il pensiero o lo sguardo, ma che si fa con l’anima intera, che si trasforma nel muoversi verso l’altro. Quando questa dimensione dell’attesa è realmente reciproca, lì è la base dell’amore.

Io credo che nella vita esistano due strade: la strada della paura, che ti tiene fermo, ancorato, inchiodato dove sei, che divide e che non unisce; e poi c’è la strada dell’amore che è quella che intraprendi quando scegli, nonostante la paura, la fiducia, scegli di buttarti, di rischiare. Quella che Carver dice “continua sempre a sinistra”. La strada dell’amore è quella che unisce ma che non annulla le differenze, è quella che rende possibile sia l’uno che l’altro, è quella che tiene insieme come dice Nietzsche “una non mescolabile dualità”.

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