In memoria di Giulia Cecchettin e per tutte le donne che ogni giorno sono vittime di violenza di genere, è ora di una legge che istituisca l’ora di educazione relazionale nelle scuole. Gino Cecchettin l’esempio di un uomo come pochi.
Un anno fa il femminicidio di Giulia Cecchettin. È trascorso un anno ma la morte di Giulia e la sua storia sono destinate a rimanere vivide nella memoria del paese. Per differenti ragioni, non solo legate al carattere di notiziabilità della storia di questo femminicidio, come la precedente scomparsa della ragazza e la giovane età di entrambi vittima e carnefice.
L’altra importante ragione per la quale la storia di Giulia non può essere dimenticata è l’impegno civile della famiglia di Giulia, in particolar modo della sorella dapprima e del padre Gino Cecchettin.
Proprio quest’ultimo Gino Cecchettin ha deciso di trasformare la tragedia della morte della figlia in impegno per la lotta alla violenza di genere. Non solo ha istituito una fondazione benefica a nome di Giulia che ha nel suo statuto ha come obiettivo primario l’educazione e la diffusione di consapevolezza sui temi dell’emotività e delle relazioni affettive sane, come strumento alla prevenzione della violenza, Giulio Cecchettin ha fatto e sta facendo di più.
Nelle sue apparizioni pubbliche, interviste, libri Gino Cecchettin sta offrendo l’esempio di essere umano intero. Gino Cecchettin sta incarnando quel modello di uomo di cui ancora questa società patriarcale è povera.
Non un uomo che domina, non un uomo che violenta, non un uomo che uccide, ma un uomo che soffre, che permette a sè stesso di soffrire, di provare le sue emozioni, di provare dolore – non un dolore qualsiasi ma il dolore immenso e indescrivibile del perdere la propria figlia in modo tanto violento – e di dare e trovare senso.
Nell’ultima intervista televisiva del 10 novembre a “Che tempo che fa”, Gino Cecchettin ripete proprio più volte questa frase “dalla morte di Giulia io sto provando a dare un senso“. Ed è questo provare a dare senso alla vita, soprattutto quando la vita è totalmente Altro da quello che vorremmo e che ci aspettiamo, che rende straordinariamente umano Gino Cecchettin. Umano nel senso più alto del termine relativo alla capacità tipicamente umana di ricerca simbolica di un significato dell’esistenza. Gino Cecchettin incarna i valori della fiducia e dell’accettazione – non certo senza difficoltà- dell’Altro, in senso generale. Accettazione che è il contrario della negazione dell’Altro che muove la violenza. Accettazione che si traduce in com-prensione, in integrazione e in trasformazione.
I valori che incarna Gino Cecchettin sono quelli che la scuola come la famiglia dovrebbe trasmettere ai giovani tutti, sia maschi che femmine. Quando si parla di violenza di genere sembra che questo discorso però riguarda adesso proprio più da vicino gli uomini, perchè le donne stanno già cambiando, si stanno già trasformando. La celebre scrittrice afroamericana femminista bell hooks nel libro La volontà di cambiare – Mascolinità e amore diceva: “Non è vero che gli uomini non sono disposti a cambiare. è vero che molti di loro hanno paura di cambiare. è vero che molti non hanno nemmeno cominciato a riflettere sul fatto che il patriarcato impedisce loro di conoscere sè stessi, di essere in contatto con i propri sentimenti, di amare. Per conoscere l’amore, gli uomini devono essere capaci di rinunciare alla volontà di dominare. Devono essere disposti a cambiare.”
Ancora pochi uomini sono cambiati, sono cresciuti emotivamente ed umanamente, pochi sono diventati persone intere e complete, pochi hanno trovato sé stessi. Giulio Cecchettin è uno di questi. Per questo è intorno alla fondazione in memoria di Giulia, a lui e al “gruppo di opinione/di interesse” che ne è nato e alla rete intellettuale di persone che in Italia credono in questi valori è rimessa la possibilità di fare la differenza e cambiare anche la legge italiana in materia di educazione.
Nella stessa intervista a Fabio Fazio, Gino ha parlato “della necessità di introdurre un’ora di educazione emotiva nelle scuole, che è proprio una questione di educazione dalla quale dobbiamo partire”. Sono decenni che se ne parla, ma adesso è realmente arrivato il momento. Il sistema scolastico con l’introduzione delle ore di educazione civica e di orientamento si è già iniziato a muovere negli ultimi anni.
Adesso è l’ora di un passo in più, di un passo coraggioso per l’introduzione dell’educazione relazionale a scuola, in memoria di Giulia e delle migliaia di donne vittime di violenza, ogni giorno.
Leggi anche:
- Educazione relazionale a scuola: una proposta di legge ad iniziativa popolare
- Educazione emotiva a scuola: contro la violenza bisogna educare tutti alla fiducia
- Il diritto ad essere interi
- Relazioni sane, come fare? Un podcast per imparare ad amare
- Ritornare all’infanzia per stare bene con sé stessi e con gli altri












Comments are closed.