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Le parole ci salveranno – #1 Pazienza

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato dal luglio 2023 a maggio 2024. La prima mail metteva al centro la parola ‘pazienza’.

Ciò che seminai nell’ira
crebbe in una notte
rigogliosamente
ma la pioggia lo distrusse.

Ciò che seminai con amore
germinò lentamente
maturò tardi
ma in benedetta abbondanza.

Questa breve poesia è attribuita allo scrittore austriaco Peter Rosegger. Le sue parole mi danno la possibilità di parlare di pazienza per questa prima puntata di questa newsletter.

Le cose belle, quelle che hanno valore, richiedono tempo. Queste non si possono ottenere subito, come spesso questa società ci impone “tutto e subito”. Le cose belle per questo richiedono pazienza, e pazienza viene dal latino patire, che implica quindi una sofferenza da sopportare, che non si può evitare.

Non siamo allenati – come società – alla pazienza, al fatto che ogni cosa ha il suo tempo per compiersi. Eppure, anticipare i tempi, provare a forzare le cose e realizzarle quando non ci sono le condizioni per farlo, al lungo termine, è questa la peggiore sofferenza(una sofferenza che ci autoimponiamo senza rendercene conto), non quella del pazientare.

Avere pazienza ha molto a che fare con l’avere fiducia. Avere pazienza significa accettare che ciò che si vuole non è subito disponibile, a nostra disposizione, accettare che talvolta non si può conoscere quando lo sarà(talvolta nemmeno se lo sarà mai disponibile). Avere pazienza è accettare che esiste un “altro” tempo che non è il tempo che decidiamo noi.

Spesso la vita ci chiede pazienza soprattutto per le cose a cui teniamo di più: per i nostri sogni, per l’arrivo di un amore, per la ricerca di un lavoro; ma se noi facciamo prevalere l’ansia e l’impazienza anziché la pazienza e la fiducia, rischiamo di prendere decisioni che a lungo andare non ci portano lontano, o meglio che ci portano lontano da noi stessi.

Alle volte, ci sembra di stare sprecando tempo e la smania di avere tutto subito, di occupare quel tempo a tutti i costi ci rende “ciechi” di fronte all’ “altro Tempo”, al tempo dell’ascolto profondo di noi stessi. Quando riusciamo ad avere pazienza e ad affidarci a quell’altro Tempo, forse alla fine possiamo anche scoprire che ciò che cercavamo con così tanta frenesia e impazienza, in fondo non era ciò di cui avevamo realmente bisogno. O perlomeno non in quel momento.

Tuttavia, il tempo della pazienza sebbene sembri un tempo passivo, dell’attesa di ciò che desideriamo, è in realtà anche un tempo attivo, è il tempo dell’impegno, del perseverare mentre si attende, è appunto il tempo in cui si annaffiano i semi che si sono seminati precedentemente in attesa fiduciosa che questi diventino splendide piantine. Non si tratta di un’attesa ossessiva che non guarda altro che al terreno per scorgere traccia, per osservare costantemente se le piantine stanno effettivamente germogliando.

L’attesa fiduciosa e paziente differisce dall’attesa impaziente: solo la prima è in grado di sopportare il dolore nel caso in cui la piantina non nascerà. Solo la prima è accettazione della vita, qualsiasi cosa questa ci riserverà.

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