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Un’alternativa all’eteropessimismo in un’epoca di relazioni inappaganti

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Negli ultimi anni è comparso anche nei media italiani la questione dell’eteropessimismo. Il termine in realtà sarebbe stato coniato da un ricercatore e scrittore di nome Asa Seresin e comparso per la prima volta su un suo articolo online sulla rivista New Inquiry già nel 2019, per poi spopolare o prosperare nei social media americani e inglesi.

La definizione che ne dà l’autore è la seguente: “L’eteropessimismo consiste in disaffiliazioni performative dall’eterosessualità, solitamente espresse sotto forma di rimpianto, imbarazzo o disperazione per l’esperienza eterosessuale. L’eteropessimismo generalmente si concentra fortemente sugli uomini come radice del problema. Che queste disaffiliazioni siano “performative” non significa che siano insincere, ma piuttosto che raramente sono accompagnate dall’effettivo abbandono dell’eterosessualità. Certo, alcuni eteropessimisti agiscono in base alle proprie convinzioni, scegliendo il celibato o l’opzione ormai ampiamente superata del lesbismo politico, eppure la maggior parte rimane fedele all’eterosessualità anche se la giudica irrecuperabile. Persino gli incel, traboccanti di eteropessimismo, sottolineano la natura involontaria della loro condizione.

L’eteropessimismo si potrebbe in altro modo definire come quell’insieme di atteggiamenti e sentimenti di disaffezione, di frustrazione e di insoddisfazione legati alle relazioni eterosessuali, specialmente da parte delle donne che vedrebbero negli uomini i colpevoli del fallimento delle stesse relazioni.

Se ci fosse una frase che riassume bene a mio avviso l’eteropessimismo questa sarebbe “donne che odiano gli uomini, perchè non sono come li vorrebbero”. Anche se l’eteropessimismo, almeno al momento in cui si scrive, non sembra assumere le caratteristiche di un movimento o fenomeno culturale ben strutturato e diffuso quanto più un atteggiamento comune a molte donne, ma non drastico come  come l’esempio degli Incel (l’abbreviazione di “involuntary celibate”, cioè “celibe involontario”) che si inserisce all’interno di fenomeni di odio e violenza di genere online.

Si scrive eteropessimismo si legge insoddisfazione relazionale

Tuttavia, l’eteropessimismo permette di aprire un discorso potenzialmente infinito che riguarda molto più in generale l’insoddisfazione relazionale e il desiderio spesso frustrato di avere relazioni sane e autentiche. È una questione che a dire il vero va oltre uomini e donne etero, a mio avviso, però concentriamoci sulle coppie eterosessuali.

Le eteropessimiste sarebbero perciò quelle donne che non si fidano più degli uomini fino ad avere sentimenti di ostilità nei loro confronti, sono coloro le quali generalizzano con frasi come “gli uomini sono tutti uguali“, e se ne tengono a distanza, sono insoddisfatte della forma delle relazioni eterosessuali oggi, perchè non vi si riconoscono più ma allo stesso tempo non trovano un’alternativa. Sono eterosessuali, attratte sessualmente dagli uomini ma non riconoscono gli uomini come degni di fiducia e continuano a lamentarsene.

Quale potrebbe essere allora l’alternativa all’eteropessimismo? Il cambiamento di orientamento sessuale delle donne etero, direbbe qualcuno con tono ironico. Ovviamente no.

Io credo che bisogna capire innanzitutto da dove nasce l’eteropessimismo. Ritengo che l’eteropessimismo – sebbene possa essere un fenomeno sociale minoritario (ammesso che si possa iscrivere come tale) – nasca da esperienze relazionali frustranti e ricorrenti delle donne con gli uomini. E dal crollo del mito e dell’ideale romantico, con l’infrangersi dell’illusione del lieto fine e dell’amore eterno.

Oltre a tutto questo si inserisce l’indubbio problema che abbiamo ancora con il modello maschile ancora predominante in questa società, che se non più così aspramente patriarcale violento come un tempo, resta comunque per certi versi rigido, irrisolto, disfunzionale.

Di fronte all’emancipazione psico-emotiva, economica e pratica di un numero sempre maggiore di donne, la crisi dell’uomo è sempre più evidente. Gli uomini fanno molta più difficoltà a cambiare nella società patriarcale. Mentre le donne diventano più sicure e forti nella consapevolezza, nell’accettazione della vulnerabilità emotiva e trovano nuovi modi di essere donne, che non siano più fatti di sola cura, casa, famiglia, ma anche di affermazione delle proprie idee e dei propri bisogni, gli uomini non trovano modi alternativi validi di essere uomini.

Gli uomini, come diceva bell hooks in La volontà di cambiare – Mascolinità e amore, che ho più volte citato, sono i carnefici delle donne nel sistema patriarcale. Perché hanno più potere e il potere diventa violenza fisica, sessuale, psicologica. Ma gli uomini nella loro presunta posizione di superiorità scontano un prezzo più caro – anche se nascosto – l’incapacità di cambiare. L’incapacità di essere altro. Sono essi stessi vittime. Il cambiamento proviene dalle donne, che sono coloro le quali più direttamente soffrono del potere maschile. Ma la violenza e il potere maschile non hanno come vittime solo le donne. Gli uomini che devono essere uomini. Senza alternative. senza poter cambiare.

L’alternativa all’eteropessimismo allora è credere in modelli alternativi di uomini e aiutare a costruirli, attraverso l’educazione e la cultura. Lamentarsi aumenta l’esasperazione e la divisione e l’identificazione sociale di un noi vs loro. Le donne devono aprire la via e guidare verso il cambiamento. Continueranno ad essere ostacolate e ad incontrare resistenze, ma qualcuno anche tra gli uomini raccoglierà l’esempio. Esistono gli uomini consapevoli, dotati di intelligenza emotiva, che riconoscono le proprie emozioni e quelle altrui e sono disponibili emotivamente. Mi direte sono pochi. Non sono la norma, certamente.

Dove si trovano? Forse anche le donne devono essere in grado di riconoscere i loro giusti alleati.

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