Il 24 febbraio 2022 Putin ha iniziato l’invasione dell’Ucraina. Da quel momento in poi nulla sembra più come prima. Il ritorno della guerra in Europa ha occupato, occupa e continuerà ad occupare le prime pagine di tutti i giornali e siti d’informazione nazionale e internazionale.
Se da un lato migliaia di giornalisti e giornaliste di tutte le nazionalità hanno raggiunto l’Ucraina per testimoniare in diretta e in prima persona la tragedia umana e umanitaria che l’Ucraina e il suo popolo stanno vivendo, dall’altro molti esperti, analisti e professori stanno tentando di andare in profondità per indagare le ragioni del conflitto, gli interessi in gioco e i possibili scenari che potrebbero attenderci nel breve e lungo termine come esito di questa guerra.
Anche Radio Zammù, la radio dell’Università di Catania sta portando avanti uno Speciale Ucraina, con appuntamento settimanale il mercoledì dalle ore 10.00 alle ore 12.00. L’intento dello Speciale radiofonico, di cui sono ospite dalla prima puntata, è proprio quello di provare ad analizzare con l’aiuto di ospiti qualificati questa guerra in corso. Settimana dopo settimana, seguendo gli sviluppi del conflitto infatti, appaiono chiare sempre nuove tematiche e argomenti da affrontare con la serietà e la professionalità, che la situazione storica e geopolitica attuale richiede. Cosa che Radio Zammù sta provando a fare con gli speaker Francesco Guerra e Danilo Nuncibello.
È possibile riascoltare le puntate dello Speciale Ucraina di Radio Zammù sul sito ufficiale.
⇒Speciale Ucraina – Quinta puntata (versione ridotta)
Mercoledì 30 marzo, per la quinta settimana di fila è andato in onda lo Speciale Ucraina di RadioZammù, questa volta in versione ridotta della durata di un’ora. Gli ospiti intervenuti ai microfoni della radio dell’università di Catania sono stati Pier Paolo Raimondi, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali(Iai), esperto di risorse energetiche e Rosario Valastro, vicepresidente della Croce Rossa Italiana.
Abbiamo così parlato di conseguenze e costi di questa guerra, passando da livello macroscopico al livello microscopico, abbiamo analizzato da un lato la questione della dipendenza europea dal gas e dal petrolio russo e gli interessi degli USA nel mercato del gas naturale liquefatto, dall’altro il disastro sociale e umanitario della guerra in Ucraina, che secondo le stime Onu conta circa 4 milioni di profughi.
Per quanto riguarda la complessa questione del gas russo, tra le alternative oggi più praticabili c’è appunto il GNL che in buona parte proviene da Usa e Qatar. Negli ultimi anni, secondo dati Eurostat, l’Europa ha progressivamente aumentato le importazioni del gas naturale liquefatto dagli USA, che ne stanno aumentando la produzione. Se finora la questione del gas è stata più una questione economica, la guerra in Ucraina l’ha presa anche una questione politica. Citando il commento dello stesso Raimondi e della dott.ssa Bianchi per Iai,”i rapporti tra Ue e Russia avevano tenuto separati politica e business adesso la guerra ha fatto cambiare questo modo di pensare, per cui risulta difficile pensare che l’UE si sentirà sicura in futuro ad essere dipendente dalla Russia per il gas a prescindere dalla guerra in corso”.
Lo stesso discorso vale per i rapporti UE-USA, da oggi nel definire i rapporti di importazione di GNL dagli USA, l’Europa si impegna politicamente a costruire tutte quelle infrastrutture necessarie affinché l’aumento di importazioni di GNL sia possibile. Certo ci vorrà del tempo, ma la volontà politica è stata tracciata negli ultimi incontri tra Biden e la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.
In seguito, abbiamo indagato quali sono le strategie, i piani e gli strumenti per l’accoglienza dei profughi in Italia, dove pare che un grande ruolo lo stia giocando il terzo settore con associazioni, volontari e privati cittadini coordinati a livello locale dai Comuni e dalla protezione civile. Appare fino ad ora la grande differenza che investe questo fenomeno migratorio rispetto a quelli delle rotte del Mediterraneo, che hanno portato nelle nostre coste ogni anno centinaia di migliaia di migranti africani di diversa provenienza. Per l’accoglienza dei profughi ucraini c’è da chiedersi se non stiamo usando criteri e modi differenti, se stiamo trattando i migranti ucraini e migranti africani attraverso double standard, doppi standard.
Infine, abbiamo parlato di aumento della spesa in armi per raggiungere il 2% del PIL entro il 2024, stabilito da un accordo NATO del 2014. delle perplessità del Movimento 5stelle e del leader Conte sui tempi di adeguamento dell’Italia a questo impegno internazionale.
⇒Speciale Ucraina – Quarta puntata
Nella quarta puntata di giorno 23 marzo sono intervenuti come ospiti Giuseppe Dentice – analista geopolitico di Ce.Si, Flavia Lucenti – assegnista di ricerca Università degli Studi di Bologna esperta di Cina, Luca Misculin – giornalista de Il Post e Giovanni Savino – docente di storia contemporanea esperto di paesi dell’est e Russia.
Una puntata fortemente focalizzata sul ruolo dell’Oriente in questa guerra, non solo l’Estremo Oriente della Cina, di cui siamo tornati a parlare dopo averlo fatto a inizio conflitto la prima settimana dello speciale con Michelangelo Cocco. La Cina resta un attore su cui tenere puntati gli occhi: essendo la vera grande potenza nemica degli Usa, più vicina al Cremlino che all’UE, questa abbia comunque qualcosa da guadagnare e qualcosa da perdere dalla guerra in Ucraina.
Uno sguardo al Medio Oriente invece per parlare di mercenari provenienti specialmente dalla Siria e dell’uso strategico da parte di Mosca, ai fini di ridurre le perdite del fronte militare interno che secondo le stime occidentali sarebbero abbastanza alte. Oltre 9 mila soldati russi morti in appena un mese di conflitto sembrano parecchi e forse per questo la Russia prova a dissimulare e necessita di un aiuto militare da forze esterne come i mercenari.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla comunicazione e alla propaganda di Putin, della sua scarsa efficienza su alcuni target della popolazione e una presa ancora buona su altre fasce del popolo russo. Un tipo di propaganda ancora di stampo novecentesco che fa molto uso della tv, contrariamente allo stile comunicativo del presidente ucraino Zelesky, ex comico che riesce a fare un ottimo uso dei nuovi media digitali.
Infine, un occhio alla Moldavia, paese confinante con l’Ucraina anch’essa nella sfera di influenza di Mosca. In particolare la regione della Transnistria, Stato indipendente de facto, non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Moldavia. Questa regione è governata da un’amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol. Essa mantiene un forte legame con il passato dell’URSS, quindi filo-russa.
Nei talk con i conduttori abbiamo parlato tra l’altro di complessità e della figura controversa del prof.Orsini. Per una riflessione su guerra e complessità leggi qui: Ucraina, sia aggressione russa sia guerra per procura degli Usa
⇒Speciale Ucraina – Terza puntata
Nella terza puntata di giorno 16 marzo sono intervenuti live da Odessa Sabato Angieri, inviato per Il Manifesto, Riccardo Pareggiani, fotoreporter di guerre e rivolte appena rientrato dal confine polacco e Camilla Vagnozzi, debunker e responsabile editoriale di Facta.
Poco da aggiungere alle testimonianze dirette di chi sta vivendo, o ha visto con i suoi occhi uno spaccato di questa guerra. Il prezioso ruolo di inviati, giornalisti e fotoreporter in contesti di guerra si accompagna al rischio spesso alto che corrono per essere testimoni diretti di ciò che accade. In Ucraina pare che il rischio per i giornalisti sul luogo stia aumentando: la morte di altri due giornalisti, dell’ucraina Oleksandra Kurshinoa e del cameraman della Fox News Pierre Zakrzewski ne sono la conferma. Le due vittime si aggiungono alla morte del fotoreporter e regista ex NYTimes Brent Renaud e all’ucrainoYevhenii Sakun, morto nella torre televisiva di Kiev nei primi giorni del conflitto.
Nei talk con i conduttori abbiamo parlato:
- Pink Floyd e sanzioni alla Russia
- Censura e dark web
- Del ruolo del Medio Oriente e della Turchia in questa guerra, riservandoci la possibilità di avere nella prossima puntata l’analista geopolitico Giuseppe Dentice, atteso per questo speciale
- Del possibile rischio default della Russia
⇒Speciale Ucraina – Seconda puntata
Nella seconda puntata di giorno 9 marzo 2022 sono intervenuti Gastone Breccia, storico, scrittore ed editorialista per diverse testate tra cui “L’Espresso” e il “Corriere della Sera”, Mara Morini, docente di politica dell’Europa orientale ed editorialista per “Domani”, e i docenti Maurizio Caserta (Economia politica) e Gianni Piazza (Sociologia dei fenomeni politici) dell’Università di Catania.
Dagli approfondimenti con gli esperti è venuta fuori in particolare con il prof. Piazza un’analisi sempre più precisa e profonda, nel tentativo di andare oltre ogni tipo di “polarizzazione” comunicativa con cui siamo abituati a vedere la realtà sociale, per provare a non cadere in facili riduzionismi e semplificazioni e interpretare anche questa guerra e i cambiamenti geopolitici in corso come fenomeni complessi, dove non è opportuno seguire la retorica dicotomica del “o con Putin o con la NATO“(che ricorda la retorica della comunicazione di oggi del mi piace-non piace; o buono o cattivo), ma cercare di vedere in modo dialettico luci ed ombre di uno e dell’altra.
Man mano che la guerra avanza, certi scenari e prospettive prima inimmaginabili iniziano a diventare più probabili. Sebbene, sappiamo bene, quanto sia difficile fare previsioni, è chiaro che la guerra in Ucraina avrà conseguenze a lungo termine sull’intero assetto globale delle relazioni commerciali. Non si sa ancora come, certo, ma un cambiamento drastico nella import-export soprattutto del settore energetico(gas e petrolio fra tutti) in questo senso lo si può attendere nei prossimi anni. La domanda che mi viene spontanea – ma è forse troppo presto per rispondere- è: chi ne trarrà maggiore vantaggio? Avevo scritto un articolo sugli interessi in gioco di USA e Russia legati indirettamente(forse neanche tanto) a questa guerra.
Un altro importante approfondimento della professoressa Mara Morini sul nazionalismo ucraino e sul battaglione di Azov lo trovate dal minuto 43:25 della puntata.
Nei talk con i conduttori abbiamo discusso di:
- Articolo di Barbara Serra di Al Jazeera, ripreso da Francesco Costa e della percezione europea di questa guerra in Ucraina, dei “double standards” con cui guardiamo a conflitti e migranti.
- Figuraccia di Salvini in Polonia
- Storie dei protagonisti più giovani di questa guerra: il Diario di Guerra da Kiev della fotografa e documentarista Yevgenia Belorusets esce ogni giorno su https://isolarii.com/kyiv che ho scoperto grazie ad una collega di Harper’s Bazaar, la storia di Denis, 24enne attivo nella resistenza ucraina a Chernigov raccontata da Cecilia Sala nel podcast Stories di Chora e infine il racconto ironico di Valerish, anche lei giovane di Chernigov, nell’Ucraina settentrionale che tramite Instagram e Tik tok rivela cosa significa vivere nascosti in un bunker.
⇒Speciale Ucraina – Prima puntata
Nella prima puntata di giorno 2 marzo 2022 sono intervenuti come ospiti la Prof.ssa Daniela Irrera, docente di Politica internazionale; Pietro Figuera analista geopolitico per Limes e fondatore di Osservatorio Russia; il Prof. Guido Nicolosi, docente di Sociologia della comunicazione; Tania Ganich cittadina ucraina; Michelangelo Cocco giornalista del quotidiano Domani esperto di Cina. Inoltre, al minuto 52:30 della puntata, ho intervistato Tania Ganich, cittadina ucraina arrivata a Catania qualche giorno prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Nei talk con i conduttori abbiamo discusso di:
- Adesione dell’Ucraina all’UE: vedi art.49 TUE
- Aggiornamenti su numeri civili uccisi e profughi
- Schieramenti in campo: soldati russi vs soldati ucraini, secondo il Pentagono, una percentuale significativa dei 150.000 soldati russi mobilitati per l’invasione sono ragazzini da poco arruolati nell’esercito, inconsapevoli di dover passare dalle esercitazioni alla guerra; I russi hanno mandato sul campo l’80% delle truppe.
- Aiuti umanitari e iniziative nazionali e locali: Unchr, Unicef e Croce Rossa e Onlus Nuovi Confini a Catania







Comments are closed.