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Le parole ci salveranno – #14 La difficoltà di donare

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato tra il luglio 2023 e il maggio 2024. La 14esima puntata era una riflessione sulla difficoltà di donare.

“Lo scopo della vita è scoprire il proprio dono, il lavoro della vita è riuscire a svilupparlo, il significato della vita è donare il tuo dono agli altri”.

In occasione delle festività natalizie la tematica del dono è più sentita che in qualsiasi periodo dell’anno. Io quest’anno sono impegnata in prima persona a sostegno di un’iniziativa no profit in cui credo molto.

Sono a fianco di Oxfam Italia per raccogliere donazioni per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica in Italia. La mia attività è quella di impacchettare doni e chiedere donazioni per la campagna. Perciò la parola donare mi risuona ancora più amplificata.

Che cosa significa donare? Come si può realmente donare? Quanto è difficile donare?

La risposta a queste domande personalmente credo sia nella citazione che vi ho proposto oggi, attribuita allo psichiatra David Viscott.

Per poter donare agli altri dobbiamo prima scoprire il nostro dono. Quel dono unico che ha ciascuno di noi. Ciò implica che per scoprire il nostro dono dobbiamo essere disposti a scendere in profondità e conoscere chi siamo, soprattutto imparare a conoscere quegli ostacoli, quelle ferite, quelle paure che ci impediscono di tirare fuori e di portare a galla il nostro dono.

È lì dove risiedono le nostre paure più grandi che si trova anche il nostro dono. È questo il primo importantissimo e difficilissimo passo: rendersi vulnerabili.

Conoscere le nostre paure, le nostre convinzioni e le nostre reazioni è ciò che ci permette di accettarle. Ciò non significa che le ferite, le paure smettono di esistere ma proprio accettandole, gli diamo spazio di esistere togliendo loro il poter di impedirci di essere o di diventare ciò che siamo nel profondo, di esprimere il nostro dono.

Se riusciamo in questa difficile impresa, il passo successivo è quello che ci porta a sviluppare e coltivare (sempre gradualmente e non senza intoppi) il nostro dono, la nostra capacità creativa. Si tratta di un lavoro costante che non termina mai, come quello della conoscenza d’altronde. Se la scoperta è una fase di conoscenza teorica, coltivare il proprio dono è una fase applicativa e pratica, di messa alla prova. Teoria e prassi insieme in un’avvicendarsi costante. L’una non può fare a meno dell’altra.

Infine, proprio l’armonia di questi due momenti di conoscenza teorica e di sperimentazione pratica è ciò che dà significato alla vita, ovvero donare il proprio dono, donare chi siamo nel profondo agli altri.

La difficoltà di donare veramente è la difficoltà di donare sé stessi per quello che si è nel profondo, paure e ferite annesse.

Ma nonostante sia un’impresa difficilissima, non possiamo esimerci dal compierla se vogliamo sentirci vivi. La nostra vitalità, la nostra voglia di vivere, la nostra salvezza dipendono non tanto da ciò che otteniamo alla fine, ma dalla disposizione stessa ad affrontare le difficoltà in questo continuo viaggio di scoperta e sperimentazione.

Jacques Lacan sosteneva che “amare significa donare all’altro ciò che non si ha” – o per meglio dire – ciò che si crede di non avere, ciò che non si è potuto essere, ciò che ci è mancato.

Amare, in questo senso, significa tornare interi. Quanto è difficile?

Eppure, tutte le volte che riusciamo a donare chi siamo, completamente, interamente, offrendo il nostro dono unico agli altri, nasciamo.

Ogni volta che doniamo noi stessi è Natale.

Con questa breve riflessione vi invio tanti auguri di Buone Feste.

Che ognuno possa trovare il proprio dono che ha – molte volte nascosto – nel cuore.

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