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Le parole ci salveranno – #13 L’importanza di credere

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato tra il luglio 2023 e il maggio 2024. La 13esima email era sull’importanza del credere.

Uno scrittore che io stimo tanto, Alessandro D’Avenia, ha scritto un editoriale per il Corriere della Sera per la rubrica che tiene ogni lunedì  dal titolo “Parole prime”, parlando di paura e desiderio. Vi cito alcuni passaggi:

“La paura è il sentimento dell’ignoto: ciò che non controlliamo fa paura, ed è normalissimo. La cultura dominante, ossessionata dal controllo e dalla sicurezza, vuole eliminare ogni forma di dolore e quindi la paura, ma è impossibile. Molti ragazzi, impegnati in un passaggio di crescita, mi chiedono come fare a non aver paura, e rispondo che non si può non aver paura, si può non aver paura di averne.

L’educazione non può eliminare la paura di vivere, ma aiutare ad abitarla come sua parte. Vivere è nascere sempre più, facendo esperienza, e la parola esperienza ha un’origine che indica l’attraversare, entrare nella realtà proprio nei suoi aspetti ignoti e quindi paurosi: «Il miglior modo di venirne fuori è passare attraverso» diceva il poeta Robert Frost. 

L’esperienza si fa quando noi proviamo, anima e corpo, che la vita ha un pavimento, una logica, un ordine, un senso. E la paura accompagna questo attraversamento, come in ogni bosco delle fiabe.“

Il 4 ottobre 2023 ho pubblicato la prima puntata del mio secondo podcast dal titolo “Relazioni”. Le prime 5 puntate sono oggi disponibili su Spotify, Apple Podcast e Amazon Music.

Il podcast ha finora raggiunto degli ascolti che mi lasciano molto contenta e soddisfatta. Mi rendo conto che i temi che tratto la famiglia, le relazioni amorose e i legami affettivi in genere, sono un argomento che interessa molti, soprattutto coloro i quali hanno compreso che è nell’imparare a relazionarci e ad amare che sta la possibilità di stare bene come individui e come società.

La cosa di cui mi sono resa altrettanto conto è che, nonostante negli ultimi decenni soprattutto tra le generazioni più giovani sia aumentata la consapevolezza attorno ai temi della salute mentale e dell’educazione psicoaffettiva, ed in questo i social media e i nuovi format di comunicazione (tra cui anche il podcasting) stanno contribuendo giorno dopo giorno, ancora resta tanta strada da fare.

Per questa strada, io voglio prestare la mia voce, le mie parole e la mia esperienza, ovvero per diffondere consapevolezza, educare ed insegnare a pensare diversamente, a credere, ad amare.

Per tale ragione, anche se il podcast era nato come un progetto di 5 puntate, tornerà presto con nuovi episodi in cui cercherò, anche questa volta, di essere più concreta possibile (rischiando forse a volte di essere un po’ ripetitiva), al fine di gettare luce sui meccanismi di funzionamento da cui originano le nostre relazioni. Meccanismi che sono essenzialmente cognitivi, ovvero che risiedono nella nostra capacità mentale di dare senso all’esperienza sociale che viviamo, nel nostro modo di pensare, di interpretare il mondo che ci circonda. E’ comprendendo come funzioniamo, come abbiamo appreso a vedere noi stessi e il mondo, che possiamo imparare a pensare e vedere le cose in modo diverso, più funzionale, più adatto a chi siamo nel profondo e a chi vogliamo essere.

Per cambiare, per imparare a pensare in modo diverso dobbiamo però riconoscere e accettare la paura di essere altro rispetto a quello che abbiamo imparato che possiamo essere. Dobbiamo guarire il trauma per il quale abbiamo imparato che per essere al sicuro non potevamo essere altro.
Cosa significa?

In una delle mie newsletter precedenti, quella in cui vi ho parlato dell’interezza, vi ho parlato brevemente della mia esperienza personale. Della paura di guidare l’auto (nonostante volessi farlo, del blocco che mi ha impedito di farlo per anni). Dietro questa paura tangibile e concreta, ho compreso nel tempo, giace una paura più generale: la paura di prendere iniziativa, la paura di non farcela da sola. Il blocco è stato generato dal fatto che ho imparato nella mia infanzia che per essere al sicuro non potevo essere altro, nel mio caso non potevo prendere iniziativa.

Da questo esempio per dirvi che ciascuno di noi, dalla propria infanzia, da come è stato trattato, ha imparato qualcosa. Ha imparato sia quando questi bisogni sono stati soddisfatti, sia quando sono stati negati. Dall’essere stato negato ognuno di noi ha imparato a negare sé stesso. Io ho imparato che non potevo prendere iniziativa, che non potevo provare, che avrei sbagliato, e l’errore non era accettato.

Domandatevi: cosa vi è stato negato?

Quello che vi è stato negato ha generato in voi dei pensieri maladattivi o irrazionali precoci, rigidi e automatici che vi portate fino ad oggi e che vi dicono inconsciamente (senza che ve ne rendete conto) “Io non posso essere altro, io non posso essere, fare avere x, ma io DEVO essere, fare, avere eccetera” e lo stesso apprendimento lo applicate anche all’esterno, alle persone fuori.

Questo è il trauma, ovvero la ferita emotiva e psicologica che ognuno si porta dentro, che risiede in queste forme di pensiero rigide e inconsce, che nascono dalla paura di non poter essere altro per essere al sicuro.

La sfida sta nel riconoscere questi pensieri, nel renderli consapevoli e non più automatici. Conoscere è il primo passo verso l’accettazione. Contrariamente alla negazione che dice “NON PUOI ESSERE ALTRO; DEVI ESSERE UGUALE“, l’accettazione dice “PUOI ESSERE ANCHE ALTRO“. Accettare è il primo passo per imparare a credere, ad avere fiducia e fede. Il trauma si inizia a superare quando accolta la paura di essere altro, la negazione cede il passo all’accettazione: è così che si inizia a credere di poter essere quell’altro che ci è stato negato e che noi stessi ci siamo negati.

Nella società contemporanea in costante cambiamento, il tema della sicurezza, della durata e della solidità delle cose e degli affetti, delle relazioni fra tutte sembra essere un dilemma. Il dilemma della sicurezza rimane se continuiamo a risolverlo con la negazione dell’altro. Non si trova sicurezza, a nessun livello, negando l’esistenza dell’altro che ci fa paura, bensì accogliendo la paura di essere altro. Con l’accettazione della paura, questa si trasforma in fiducia.

La sicurezza (la certezza, la solidità, la felicità, quello che volete, anche l’amore) ha l’unica vera base nell’accettazione dell’altro, dell’altro che è in noi, dell’altro che è all’esterno nelle persone che incontriamo, l’altro che è la vita con la sua dimensione di imprevedibilità e rischio. Il dilemma della sicurezza si risolve con la fiducia, con l’accettare e con-tenere (tenere insieme) sia l’uno che l’altro. In altre parole la sicurezza si trova con l’accettazione profonda dell’insicurezza. Perché più proviamo a negare l’alterità in ogni suo aspetto, controllandola, evitandola, usando potere e violenza, più  distruggeremo noi stessi e la vita.

La salvezza di cui vi ho parlato è proprio in questa capacità di con-tenere l’uno e l’altro dentro di noi. Sta nella capacità di credere di poter essere altro.

Ognuno di noi per rinascere, per trovare il senso della propria vita deve accogliere la paura (di essere altro, di non essere accettato o amato) e passare attraverso questo dolore. Solo andando attraverso, la paura si trasforma in fiducia e voglia di amare e dare sé stessi, il proprio essere più autentico.


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