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Le parole ci salveranno – #3 Solidità e durata

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La newsletter “Le parole ci salveranno” è stato un progetto curato dal luglio 2023 a maggio 2024. La terza puntata parla di solidità e durata.

Quando l’amore vi chiama, seguitelo,
Benché le sue vie siano faticose e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso,
Quantunque la spada nascosta tra le sue piume
vi possa ferire.
E quand’esso vi parla, credetegli,
Sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocefiggerà.
Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel
sole,
così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle
dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.
Come covoni di grano vi raccoglie a sé.
Vi trebbia per mettervi a nudo.
Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
Vi macina sino a rendervi candidi.
Vi impasta sino a quando non sarete flessibili,
E poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.
Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.

Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere,
meglio sarebbe per voi coprire la vostra nudità,
uscire dall’aia dell’amore.
Ed entrare nel mondo senza stagioni, dove voi riderete,
ma non tutto il vostro riso, e piangerete ma non tutte le vostre lacrime.

[…]

Allora Almitra di nuovo chiese: Che ne pensi del Matrimonio, Maestro?
Ed egli rispose:
Siete nati insieme, e insieme sarete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, sarete insieme persino nella silenziosa memoria di Dio.
Ma lasciate che vi siano spazi nel vostro stare
insieme,
E lasciate che i venti del cielo danzino tra voi.
Amatevi l’un l’altro, ma dell’amore non fatene un vincolo: lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi reciprocamente la coppa, ma non bevete da una singola coppa.
Datevi l’un l’altro un po’ del vostro pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi, ma fate che ognuno di voi possa star solo,
Come sole sono le corde del liuto sebbene vibrino della stessa musica.
Datevi il cuore, ma non per trattenervelo l’un l’altro.
Poiché solo la mano della Vita può contenere il
vostro cuore.
E reggetevi insieme, senza però stare troppo vicini:
Poiché le colonne del tempio sono collocate a una certa distanza,
E la quercia e il cipresso non crescono l’uno all’ombra dell’altro.

“Sia l’amore ad indicarti il cammino” è una citazione attribuita a Kahlil Gibran tratta dal libro Il profeta, pubblicato nel 1923. Il poeta libanese, che con le sue opere ha cercato di unire la civiltà (e le religioni) occidentale ed orientale, è uno degli autori più tradotti in tutto il mondo.

Le parole di Gibran sull’amore e sul matrimonio mi permettono di riallacciarmi alla precedente newsletter e di ampliare il discorso sull’amore anche al matrimonio, dal momento che siamo in un periodo storico in cui si registra un calo degli stessi.

L’estate – i mesi di giugno, luglio e agosto – sono comunque tra i mesi preferiti dalle coppie per celebrare i matrimoni. Queste parole sono quindi dedicate anche a chi ha scelto di sposarsi in una società dove le relazioni sembrano essere sempre più reversibili e poco durature. Perché è della durata e della solidità che parliamo oggi.

Il verbo “durare” proviene dall’omonimo verbo latino e significa rendere duro, solido, resistente. Ed oggi, in effetti, rispetto al passato le relazioni – i matrimoni anche – sono molto meno durature. Perché prima invece lo erano di più?

Al di là delle ragioni legali, innanzitutto, per necessità economica. Oltre a fondarsi sul bisogno (non solo economico certamente) inoltre, le relazioni, un tempo, erano più normative che affettive. Cosa intendo dire? Che valevano più gli obblighi sociali, imposti dalla cultura e dalle istituzioni sociali che l’obbligo morale di seguire i propri sentimenti. Le relazioni erano più normative significa che erano più basate sul “dover essere” piuttosto che “sul voler essere”.

Oggi, al contrario, prevale la dimensione dell’affettività, del “volere stare insieme”: le relazioni non sono più un vincolo, un’imposizione, ma una scelta. Perciò è molto più facile che siano reversibili, perché si basano sulla volontà.

Tuttavia, anche se le ragioni economiche sono in gran parte sparite, a motivare il matrimonio o la relazione in generale, ancora oggi, talvolta, è una condizione di bisogno, di necessità che non è tanto una scelta, ma sembra quasi un destino forzato. Che coincide con l’incapacità di stare da soli e prendersi cura di sé stessi. Con l’impossibilità di scegliere sé stessi. Ed è quando non si è in grado di scegliere sé stessi – con tutte le difficoltà che comporta – che alla lunga diventa difficile scegliere l’altro.

E in questo senso, si comprende bene che siccome oggi stare insieme è una scelta, si può anche smettere di scegliere l’altra persona o perché non si è in grado di scegliere sé stessi o perché alle volte proprio scegliere sé stessi significa rinunciare a chi non ti fa stare bene.

Scegliere viene dal latino, dalla parola “ex-” che significa da (in senso di separazione) e “legere” o “eligere” che significa eleggere, scegliere. Scegliere implica un’azione di separazione di una parte migliore di una cosa da quella peggiore. Scegliere sé stessi significa proprio questo eleggere la parte migliore. In altre parole: diventare la migliore versione di sé.

Perciò è tutto variabile, tutto è in divenire oggi. Le relazioni normative si opponevano al cambiamento, mentre quelle affettive sono soggette in qualche modo al costante cambiamento e per questo risentono dell’incertezza. Resta sempre un vecchio dilemma quello tra sicurezza e libertà. Ma siamo davvero costretti a scegliere tra l’uno o l’altro, o possiamo riuscire a trovare un equilibrio nella nostra identità (ergo nella relazione con noi stessi) così come nelle relazioni con gli altri tra sicurezza e libertà? Possiamo tenere insieme ali e radici?

Sì, perché la vera sicurezza – che si ottiene con la fiducia – non elimina la libertà, ma di essa si nutre. Così, la solidità, la durata, non si basa sulla negazione del cambiamento, ma sull’accettazione dello stesso. Le relazioni che durano sono quindi quelle che accettano i cambiamenti, si adattano ad essi e riescono a trovare equilibri nuovi insieme, e che dai cambiamenti ne escono rafforzati.

Se esiste, forse, un segreto per fare durare le cose è accettare veramente che queste possono sempre mutare, e addirittura finire. Ogni amore porta con sé la promessa dell’eternità, ogni amore vorrebbe durare per sempre, ma niente è immutabile, tutto è in costante movimento.

La paura che l’amore finisca spesso è quella che mina la stessa solidità dell’amore. L’accettazione della paura, ovvero l’accettazione del fatto che l’amore possa sempre finire, o che possa cambiare, è ciò che può rendere possibile la solidità, la promessa del desiderio dell’amore di durare.

Se l’amore non accetta ciò di cui ha più paura, non può ottenere ciò che più desidera. Abbiamo paura che tutto finisca perché vogliamo che tutto duri, ma se restiamo nella paura, se non ci fidiamo, se non accogliamo, se non accettiamo la stessa possibilità della fine, come pensiamo che l’amore possa durare?

Oggi giorno siamo abituati a non accettare l’Altro. Vogliamo relazioni durature e appaganti ma non ci rendiamo conto che per averle dobbiamo essere disposti ad accettare l’Altro in senso lato: l’incertezza, la paura che l’amore stesso finisca, ad accettare le debolezze nostre e quelle dell’altra persona. Questa società funziona così: vuole il positivo, vuole la gioia, la felicità ma non è disposta ad accettare e ad attraversare il dolore, la paura, l’incertezza. In una parola tutto ciò che è Altro. Ma come possiamo pretendere di vivere l’amore vero se non accettiamo tutto questo?

Gibran lo dice chiaramente: “Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore. Ed entrare nel mondo senza stagioni, dove voi riderete, ma non tutto il vostro riso, e piangerete ma non tutte le vostre lacrime”.

L’amore vero è quindi è scelta continua, quotidiana di accettare quell’Altro, il cambiamento, l’incertezza, l’altro in senso lato, che è anche la stessa fine dell’amore. Così l’amore è scelta ed accettazione reciproca, che mette insieme sia l’uno sia l’altro in noi e nell’altra persona. L’amore vero ha così quattro direzioni: ciascun individuo nella coppia deve prima accettare l’altro che è dentro di sé, successivamente potrà accettare l’altra persona.

Ed è accettare l’altro che è dentro di noi (più che fuori) la cosa più difficile che siamo chiamati a fare, eppure è la condizione senza la quale non possiamo realmente amare. Per questo l’amore è sempre una sfida oggi, perché, prima di ogni cosa, richiede un continuo lavoro su noi stessi, che ci spinge sempre verso il mutamento e la ridefinizione di chi siamo.

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