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Chi sono

Sofia Nicolosi nasce a Catania il 16 settembre 1997. È laureata triennale in Relazioni internazionali e laureata magistrale in Sociologia delle reti, dell’informazione e dell’innovazione. È giornalista pubblicista, podcaster, autrice e docente di scienze umane.

Scelgo di lasciare adesso la terza persona singolare, per parlare in prima.

Da quando sono uscita dal liceo, il mio desiderio era di diventare giornalista. La passione per la scrittura e il valore della verità erano i due aspetti che mi attraevano maggiormente di questo mestiere. Pensavo fossero le sole cose sufficienti. Dal 2016 al 2020 ho lavorato tanto per realizzare quel mio sogno da liceale. Ho fatto tanti sacrifici e ho superato molti limiti personali per giungere alla meta, al risultato finale, mio unico obiettivo: essere giornalista. Ed in effetti ce l’ho fatta, e non rimpiango nulla, ma con il raggiungimento di questo traguardo non mi sono sentita soddisfatta, né in pace con me stessa come avrei sperato, anzi.

Questo perché quando approdai all’inizio nel mondo del giornalismo come giovane praticante avevo idealizzato questo mestiere. Ero certa: il giornalismo era il mestiere per me. La determinazione non mi è mai mancata, ma la determinazione se non è accompagnata dalla riflessione – ho scoperto soltanto dopo che – non porta così lontano. Nel frattempo, infatti, nel corso di questi quattro anni non solo io stessa sono cambiata, ma mi sono resa conto che anche il giornalismo era ben diverso da quello che credevo. Sono venute meno, ad una ad una, tutte le mie certezze, ma è da qui che scelgo di ricominciare.

Il giornalismo di oggi è cambiato non solo e non tanto perché è cambiato il mezzo di comunicazione. Se oggi è la notizia a dover trovare i lettori, che sono continuamente rincorsi dai giornali (tradizionali e non) e dalla vecchia industria editoriale, io non voglio essere questo. Credo in altri progetti di giornalismo, che permettano al giornalista di essere libero ricercatore della verità per il bene pubblico, per il piacere di informare, mosso dal desiderio di migliorare la società in cui viviamo, il che significa svelarne le dinamiche più scomode e oscure, che molto spesso hanno origine nella natura più profonda e intima dell’uomo.

Osservare, descrivere, indagare, interpretare – credo – siano questi i verbi che compongono il vocabolario del giornalista oggi, che non può prescindere dal guardare e riportare i fatti, ma in un mondo tanto complesso dove molteplicità e cambiamento sono le costanti di fronte alle quali l’individuo fatica a pensare se stesso come singolo e come collettività, il giornalista dovrebbe essere, insieme ad altri professionisti delle scienze psicologiche e sociali, colui che fa un passo oltre.

Un passo oltre la descrizione dei fatti, verso la riflessione e il giudizio critico, che restano comunque in ultima battuta sempre e comunque compito di ciascun individuo. Fornire dei contenuti di qualità, delle chiavi di lettura dei fenomeni sociali che viviamo ogni giorno nella nostra esperienza quotidiana di esseri umani anche questo oggi – penso – significhi essere giornalista.

Ed è per questo che ancora oggi io mi sento giornalista, anche se pratico tecnicamente molto poco questa professione (principalmente con collaborazioni occasionali). Tuttavia, ho scelto di fare della formazione (più che dell’informazione) il mio mestiere.

Oggi insegno scienze umane in una scuola privata e continuo a specializzarmi come docente di sostegno. Il mio progetto principale – e la mia battaglia personale – è portare l’educazione relazionale come insegnamento obbligatorio nelle scuole italiane.